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2030



di Gianbattista Tagliani

(parte prima)

Il National Intelligence Council (NIC) è un’agenzia governativa USA che dal 1979 è impegnata nello studio e rappresentazione di scenari geopolitici a medio termine, il cuore dell’analisi strategica. Nel Novembre 2012 è uscito l’ultimo rapporto Global Trends 2030.
Qualche giorno fa Il Foglio di Giuliano Ferrara gli ha dedicato un buon spazio, soffermandosi in particolare sulle tematiche finanziarie ed energetiche. Ma questi non sono che due elementi di un rapporto di oltre 150 pagine di riflessioni, dati e proiezioni.
Diventerebbe particolarmente interessante applicare alcuni dei paradigmi proposti dal rapporto all’attuale contingenza italiana. Il neo parlamento fatica non poco a prender forma e ad assumere il mandato elettorale. La subliminale attesa delle illuminanti strategie di Gianroberto Casaleggio ha prodotto un sostanziale stallo. Ed è proprio qui che diventa interessante incrociare il dato del rapporto NIC e la situazione politica.
Il NIC rappresenta, un poco lontano, 2030, in cui lo scenario politico vedrà il rafforzamento del potere di maga città, comunità locali a spese di governi nazionali e istituzioni multilaterali che lotteranno per conservare lo status quo consolidato nei secoli.
Il crescente ruolo delle megalopoli (basti pensare alle recenti definizioni formali di capitali come Parigi, Londra e Roma, diventate Grand Paris, Greater London e Roma Capitale) porterà alla creazione di network di città metropolitane e/o network interregionali. McKinsey G.I. prevede che per il 2025 le megacittà di paesi n via di sviluppo potranno creare più ricchezza che, le stesse, ma di paesi industrializzati.
Questa è una delle due prospettive interessanti.
La seconda è lo scenario ipotizzato relativamente a governi, istituzioni ed elite. I soggetti chiave della società globalizzata dei prossimi anni non saranno più leader politici ed istituzioni nazionali o multilaterali ma piuttosto nuove forme di elite transnazionali i cui fattori aggreganti non saranno più le comuni cittadinanza o nazionalità ma piuttosto l’aver studiato in una data istituzione accademica internazionale, l’appartenenza ad un’organizzazione non governativa o al management di una multinazionale. Il rapporto conclude che non si corre il rischio che spariscano gli stati ma piuttosto che i governi vedano il proprio ruolo, progressivamente sempre più mirato all’organizzazione e gestione di soggetti ibridi sia pubblici che non governativi
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