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No Identità, no Party

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Nei giorni scorsi diverse testate hanno riferito di un cambio di strategia dei bossi palermitani per mantenere il controllo del territorio. Ma non solo: la crisi economica ha fatto si che il racket delle estorsioni a danno dei commercianti non sia più remunerativo. I commercianti non incassano e dunque non hanno più modo di pagare il pizzo. 
Per il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, "Le estorsioni si rivelano meno remunerative perché in tempi di crisi economica diminuiscono gli appalti e i commercianti sono meno propensi a pagare. Cosi' il numero delle richieste estorsive cala e i boss tornano all'affare della droga".(cit. La Repubblica)
Quanto al controllo del territorio invece la questione è molto più delicata: se l'economia non gira e la gente soffre per i Boss diventa più difficile affermarsi come alternativa allo stato. 
Paradossalmente l'indigenza diffusa può diventare un'efficacissima arma per lo Stato nella lotta alla mafia. E' così che i mafiosi si starebbero riciclando in "problem solvers". Ricevono i cittadini del loro territorio, ascoltano i loro problemi (la difficoltà a trovare una casa economica per un giovane o le problematiche dei genitori che dovendo lavorare non sanno dove lasciare i figli piccoli) e si impegnano a risolverli o meglio, li risolvono (cosa che lo Stato non riesce a fare per ora).
La mia adolescenza è trascorsa ascoltando e (occasionalmente) dibattendo di temi, oggi definiti "i grandi temi" con gli adulti e così ho scoperto, prima le ideologie e poi i partiti politici che ne erano l'espressione, la voce.
Una volta evolutomi in giovane ed acquisito il diritto di voto, mi sono lungamente interrogato se e ad quale partito iscrivermi, a quale movimento "aderire". Già, aderire. Così era, una volta. Un cittadino che "la vedeva" in un certo modo cercava quale partito la vedesse come lui e vi aderiva, come militante iscritto o come elettore. I partiti erano fortemente caratterizzati da una netta prospettiva ideologica. Ognuno aveva un filosofo di riferimento, uno o più spesso, centinaia, di testi ispiratori ed un apparato di propaganda, più contemporaneamente noto come Media Relations Office.

I Comunisti parlavano di Lavoro, Trasporti e Geopolitica, i Socialisti di Impresa, Infrastrutture e Esteri, i Democristiani di Famiglia, Pubblica Amministrazione e Sanità. Ciascun partito aveva un colore, una bandiera ma soprattutto un'arma, un punto di forza, necessario, essenziale per sopravvivere o prevalere nella disputa politica.
Assieme al Muro nel 1989 sono caduti i punti di riferimento ideologici dei partiti e forse anche la loro ragion d'essere. Sono sopravvissuti fino ad oggi ma come?
Prima la contrapposizione ideologica tra partiti era forte ma rispettosa e spesso anche leale.
Contrapposizione. Rispetto. Lealtà. 
Poi s'è diffuso il "political correct", contestualmente alla caduta di Muro ed ideologie .
In questo tempo dominato da un compassionevole relativismo qualunquista è impensabile che un qualsiasi partito si assuma la responsabilità di una vera contrapposizione.
La prudente astensione, di tutti, dall'esprimere una posizione chiara sull'accessibilità politica di Silvio Berlusconi è stata il compromesso pilatesco, condiviso trasversalmente, per cui tutta la classe politica si compatta, tutta per uno, perché uno può eliminare tutti.
Nessuna contrapposizione dunque. 
Tanto meno lealtà, come le dinamiche delle intenzioni di voto e dei voti espressi, hanno svelato, in occasione dell'episodio dei franchi tiratori PD per la candidatura Prodi al Quirinale.
Rispetto infine non è che un vocabolo svuotato di significato. 
La qualità dell'insulto contemporaneo è, e spero rimanga, un unicum da record.   
La principale anomalia contemporanea è dunque il fatto che non siano più i cittadini ad aderire ad un partito in cui si riconoscono ma siano i partiti a rivolgersi ai cittadini per soddisfare quanto viene loro richiesto. 

Ed i partiti si rivolgono ad un pubblico trasversale, una sorta di target commerciale. E' diventato quasi irrilevante il background ideologico o l'eventuale militanza. I cittadini sono diventati dei "consumatori di voto". I partiti, adottati stili e strumenti del marketing, per massimizzare il ritorno non si rivolgono più al proprio elettorato di riferimento ma a tutto l'elettorato (vedi la polemica sul tentativo di Matteo Renzi di conquistare elettori PDL per il suo PD).
La campagna elettorale tedesca che si è chiusa ieri con il voto che ha visto trionfare Angela Merkel è senz'altro la più recente prova del dissolvimento dei partiti. Nessuno dei due candidati principali ha puntato su temi e progetti ma piuttosto sulla loro credibilità individuale. La contrapposizione politica è stata sapientemente evitata da Merkel e Steinbrueck. Stessa cosa è accaduta in Italia qualche mese fa. I partiti si sono "scontrati" su temi come l'omofobia ma sui "grandi temi" erano tutti allineati. Certamente si può obiettare che in Italia la situazione era ben diversa da quella tedesca. C'era un'emergenza da affrontare che non lasciava spazio al dibattito politico. Ma il fatto che le ricette dei partiti fossero tutte più o meno uguali è la dimostrazione dell'inutilità sopravvenuta dei partiti. Le ricette non contano. Contano solo gli Chef. 
Oramai c'è un solo ed universale obiettivo della politica, un idolo 2.0; il benessere.


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